Storia estesa

Il testo che segue è liberamente tratto da:

  • “Amilcare Cipriani – La vita come rivoluzione” di Guglielmo Natalini – Firenze libri Editore
  • “Libertari di Romagna – Vite di Costa, Cipriani, Borghi” di Vittorio Emiliani – Longo Editore
  • “Amilcare Cipriani – Memorie” di Luigi Campolonghi – Samizdat Editore

(il testo in carattere corsivo si é utilizzato per descrivere fatti non direttamente riferiti alla vita di Cipriani ma significativi per il periodo di cui si tratta)

1843

Nasce a Porto d’Anzio il 1° luglio 1843. Bimbo di pochi mesi viene portato a Rimini da suo padre Felice (anticlericale e patriota) e dalla madre Angela Petriconi. Per cinquanta anni padre e madre sapranno offrire ai loro figli Ulisse, Camillo, Amilcare, Alceste e Amalia l’esempio di una vita concorde ed armoniosa.

1859

Fugge a Torino per raggiungere l’esercito Piemontese che sta per invadere il Lombardo – Veneto. Ad Asti riesce ad arruolarsi dichiarando di aver compiuto diciotto anni. Si batte nello scontro di San Martino guadagnando i galloni di Caporale sul campo. Nei mesi successivi, d’inerzia, è di stanza a Tortona ma, non appena sa che Garibaldi si prepara per una spedizione in Sicilia, non esita a disertare per raggiungerlo a Genova. Arriva nella città ligure il giorno successivo alla partenza della spedizione dei Mille. Si unisce quindi alla successiva spedizione Medici e sbarca in Sicilia dove combatte valorosamente. A Maddaloni è promosso Ufficiale.

1861

(Proclamazione del Regno d’Italia)

1862

Finita l’avventura garibaldina Cipriani rientra nell’esercito, amnistiato per la sua diserzione. E’ costretto a combattere nella campagna contro il banditismo meridionale, negli Abruzzi. Ma al grido di Garibaldi “Roma o morte!”, egli diserta una seconda volta per arrivare al Bosco delle Ficuzze, in Calabria, dove assiste il 29 Agosto 1862 allo scontro dell’Aspromonte obbedendo all’ordine di Garibaldi di non sparare un sol colpo. Cipriani, avendo disertato due volte, non può rischiare la cattura da parte dell’esercito e fugge così per la montagna, inseguito alla stregua dei briganti che ha appena combattuto. da questo momento deve fuggire: non c’édifferenza tra garibaldini e briganti, addirittura alcuni vengono passati per le armi (Felice Cavallotti insorge contro l’eccidio).
Riesce a ripassare lo stretto ed ad imbarcarsi clandestinamente per la Grecia. Arrivato avventurosamente ad Atene si trova in mezzo ad una rivolta nazionale animata dagli studenti. Mette qui a frutto la sua esperienza militare bombardando, a capo di una squadra d’universitari, la banca Rothschild ed assaltando il Palazzo Reale; alla fine è cacciato dalla Grecia ed a Smirne s’imbarca per l’Egitto. Ad Alessandria lavora per alcuni mesi come magazziniere del Banco Dervieux, ma ben presto s’imbarca in una sfortunata spedizione verso le sorgenti del Nilo. Riesce a malapena a ritornare ad Alessandria, dopo una durissima traversata del deserto ed a riprendere il suo lavoro di magazziniere; nel frattempo si dà da fare per costituire due associazioni patriottiche: la Società Patriottica Italiana e la Sacra Falange. Riprende, inoltre, i contatti epistolari con Mazzini, a Londra.

1864

Viene fondata la Prima Internazionale dei Lavoratori che segue sostanzialmente le linne tracciate nel “Manifesto dei Comunisti” da Karl Marx, ed a cui aderiscono movimenti molto eterogenei tra di loro: dai cartisti inglesi ai lassalliani tedeschi, dai proudoniani e sansimoniani francesi ai mazziniani – che presto se ne distaccarono -ed a Garibaldi.

1865

In Egitto scoppia il colera: Cipriani è molto attivo nel Comitato di assistenza. Fonda anche una Legione Egiziana; lo vorrebbero nominare condottiero ma Amilcare non sopporta più l’inerzia e decide di fuggire anche dall’Egitto.

1866

Arriva a Brescia in tempo per partecipare, con Garibaldi, da semplice soldato del 1° Battaglione Cacciatori delle Alpi, alle battaglie di Monte Suello, di Condino, di Castello e di Bezzecca. Al momento di decorare con medaglia al valore quel soldato così coraggioso si scopre che è doppiamente disertore e la decorazione si tramuta in un nuovo esilio per Cipriani, senza neppure il tempo per un saluto ai familiari, a Rimini. Nel suo esilio nell’isola di Creta, peraltro breve, incontra a Candia Gustave Flourens di cui diventerà inseparabile amico nella Comune di Parigi.

1867

1871

Ritorna ad Alessandria e riprende il lavoro che vi ha lasciato, in mezzo ad un turbine di banchetti e festeggiamenti. Tanta celebrità suscita invidie da parte d’alcuni connazionali che iniziano un’opera di diffamazione nei suoi confronti. La sera del 12 settembre 1867 partecipa, controvoglia, ad un ennesimo banchetto a cui prendono parte anche due dei suoi detrattori più accaniti, Ciucci e Santini. Quando scoppia un tafferuglio tra italiani ed arabi egli lascia il banchetto in fretta e furia ma, nel buio del vicolo che sta percorrendo, è assalito e ferito; egli si difende e fugge. Il giorno successivo Santini è trovato morto insieme a due guardie notturne egiziane. Cipriani decide di partire e di rifugiarsi a Londra, sotto la protezione di Mazzini. Inizia, incredibilmente, un periodo tranquillo nella vita di Cipriani; entra, come fotografo apprendista, nello studio creato da Leonida e da Vincenzo Caldesi, da Mattia Montecchi, soci d’Adolfo Nathan anche per aiutare i compatrioti esuli. Cipriani diventa presto un ottimo fotografo (tra i suoi clienti anche la regina Vittoria – Campolonghi cita al riguardo un simpatico aneddoto). Dal punto di vista politico matura gradualmente nuove convinzioni ed ormai crede che solo l’azione rivoluzionaria possa instaurare la giustizia sociale cui aspira. Distaccatosi da tempo dalla concezione liberal borghese dello Stato, conosce Marx ed Engels, si interessa alle teorie utopiche di Etienne Cabet, dissente ormai da Mazzini. In quel periodo Cipriani amò la francese Adolphine Rouet la quale, nel 1870, gli diede una bambina che venne chiamata Fulvia, Lavinia, Itala, Roma. Avuta notizia di un moto repubblicano che dovrebbe scoppiare sui monti tra Lucca e Carrara, Amilcare non resiste alla tentazione e, lasciata casa e famiglia, parte per l’Italia. E’ appena arrivato in Francia, però, quando è arrestato sotto l’accusa di cospirazione. Egli riesce in ogni caso a raggiungere la Svizzera dove si mette in contatto con i rifugiati anarchici. Cipriani, ben presto, ritorna a Londra ma, dopo pochi mesi, parte per Parigi poiché ha saputo che, nel frattempo, in Francia hanno proclamato la repubblica. Il 5 settembre è già a Parigi dove riprende contatto con Flourens. Il 29 novembre Flourens è arrestato ed il 12 dicembre tocca a Cipriani; prima della fine dell’anno viene però liberato ed immediatamente assalta la prigione dove è recluso il suo amico e lo libera. I Prussiani si stanno avvicinando a Parigi; Cipriani si arruola allora nella Guardia Nazionale e, come di solito, si batte come un leone. Ben presto il governo ufficiale si arrende ai Prussiani invasori; a Cipriani offrono la Legion d’Onore che egli, coerentemente con le sue convinzioni proletarie, rifiuta. Inizia subito un’accesa campagna elettorale per l’amico Flourens inimicandosi la polizia e dovendo, per questo fuggire a Lione per unirsi all’esercito garibaldino dei Vosgi. L’amico, però, lo richiama a Parigi perché il popolo si è sollevato in massa contro il governo.

In Italia, intanto, dopo l’insurrezione dei fratelli Cairoli e la sconfitta di Garibaldi a Mentana del 3 novembre 1867, avviene la presa di Roma, a porta pia, il 20 settembre 1870. Nel 1871 Roma diviene la capitale d’Italia.

1871

A marzo nasce a Parigi la Comune, il primo governo proletario nato dalla rivoluzione, che immediatamente adotta misure molto popolari. Da popolare che era, Cipriani diventa così leggendario. La Comune avrà in Italia un’importanza grandissima fra quanti si battono per una società socialista; Mazzini, invece, la condannerà segnando così il momento della definitiva divisione tra le forze anarchiche e socialiste e quelle repubblicane. Cipriani è nominato comandante di Place Vendome e, il 22 marzo, colonnello dello stato maggiore rivoluzionario. L’esercito versagliese, appoggiato dai Prussiani, riprende però il potere; Flourens e Cipriani sono catturati a Chatou e, mentre il primo è ucciso sul posto, Amilcare è imprigionato e sottoposto a pesanti torture fisiche e psicologiche. Vede tutti i suoi compagni partire per la fucilazione, egli lasciato tra gli ultimi, è riportato in cella dopo essere stato già legato al palo della fucilazione. Dopo una strage di 35.000 proletari e democratici, la “purga” cessa e la pena capitale è commutata in deportazione nella Nuova Caledonia, un’isola per forzati, tra Nuova Zelanda e Nuova Guinea. E’ imbarcato sulla “Danae” ed immediatamente si mette in urto con il capitano, Rion de Kerprigeant, finisce ai ferri nella stiva e vi rimane incatenato per 45 giorni, fino a quando i suoi 400 compagni minacciano una rivolta per liberarlo. Portato in coperta, è più morto che vivo, ferito e sfinito; se la caverà e rimarrà in Nuova Caledonia per otto anni.

1880

Il governo repubblicano francese, su proposta di Leon Gambetta, lo rimette in libertà. Amnistiato, appena arrivato in Francia, si mette in cerca di Rion de Kerprigeant, il suo aguzzino ma scopre che è morto da tre anni; scoppia allora in un pianto rabbioso e confessa a Campolonghi: “E’ stato l’unico grande odio della mia vita”. A Parigi, durante l’imponente manifestazione a favore dei deportati comunardi reduci dalla prigionia – ed in particolare della leggendaria Louise Michel, la “grande sorella” – prende le difese di una donna maltrattata da un poliziotto; è nuovamente arrestato, messo in carcere per due mesi e quindi espulso dalla Francia.

1881

Il giorno di Capodanno parte per la Svizzera e si stabilisce a Lugano dove conosce Carlo Cafiero. Intanto Andrea Costa, per il quale Cipriani ha sempre avuto un debole, si è già diviso dal movimento anarchico accettando la via legalitaria e, successivamente, la partecipazione alle elezioni. E’ arrivato il momento del ritorno in Italia; l’accoglienza del popolo è delirante. Più di cento organizzazioni operaie gli chiedono di rappresentarle al Congresso di Roma per il suffragio universale. C’è il tempo di ritornare a Rimini, dopo ventidue anni d’assenza (la madre intanto è morta di crepacuore ed il padre è gravemente ammalato): non riesce però neppure a scendere dal treno, è arrestato senza neppure un mandato di cattura. Nei giorni successivi riesce, per un attimo, ad abbracciare la sorella Amalia. Poi è nuovamente trasferito; nella notte del 15 febbraio è portato a Milano ed accusato di aver cospirato contro la sicurezza dell’Italia. Nel frattempo, a Rimini, si spegne il padre Felice: ha perso il suo ragazzo più grande a sedici anni e non lo ha più rivisto. Per la sua liberazione cominciano a battersi giornali e uomini democratici, socialisti, radicali; l’imputazione cambia allora da cospirazione ad assassinio, viene, infatti, rispolverato il fatto accaduto ad Alessandria quindici anni prima. Cipriani, per quasi un anno, è lasciato in carcere senza alcun processo.

1882

Finalmente il 27 gennaio 1882 si svolge il suo processo alle Assise d’Ancona; è quasi una farsa che si chiude con una terribile condanna a venticinque anni di reclusione. La folla circonda inferocita i carabinieri e Cipriani potrebbe agevolmente fuggire ma rifiuta energicamente e ricorre in Cassazione. L’appello è respinto con la sola riduzione di cinque anni della pena. Amilcare è rinchiuso nell’ergastolo di Portolongone dove gli è assegnato il numero 2403. Questo numero sarà spesso portato sulle piazze, in cima alle bandiere, come simbolo della peggiore ingiustizia; gli uomini di cultura di tutta Europa, da Carducci a Victor Hugo, da Rapisardi a Clemenceau, da Filopanti a Rochefort continuano a protestare per l’incredibile sentenza.

1886

La campagna in favore di Cipriani continua; l’11 marzo 1886 il Comitato Elettorale di Rimini propone di portare Amilcare come candidato. L’anarchico Riminese accetta (è un candidato “bandiera” – come, al massimo, poteva essere un anarchico per l’epoca); è eletto e rieletto ma la commissione della Camera boccia l’onorevole ergastolano. Gli amici cercano di convincerlo a chiedere la grazia ad Umberto I° ma egli risponde “Io chiedo giustizia, non pietà”. (Vedi lettera di Cipriani tratta dal “Grandi Manovre – La visita di Umberto I nella Romagna Repubblicana” – Editrice La Mandragora).

1888

Francesco Crispi sta preparando il terreno al re per un viaggio di pacificazione nella terra più rossa, repubblicana e riottosa della penisola: l’Emilia Romagna. La liberazione anticipata di Cipriani farà buon’impressione. Il 27 giugno 1988, dopo sei anni di carcere durissimo, Amilcare è fatto uscire dal carcere di Portolongone; è portato a Milano per essere giudicato per la diserzione di ventisei anni prima. E’ condannato, ma i giudici decidono che abbia già espiato la pena prevista nel periodo passato a Portolongone. E’ quindi liberato ed a Milano è immediatamente portato in trionfo. Milano operaia e socialista dà il primo saluto all’anarchico riminese che ci tiene subito a far sapere che non ha mai firmato alcuna domanda di grazia e che il suo spirito anti-monarchico è più forte che mai. Celebra lì per lì il caporale Barsanti, animatore di una rivolta repubblicana, fucilato alla schiena il 27 agosto 1870, malgrado una petizione con 40.000 firme ne chiedesse la grazia. “Formiamo il grande partito rivoluzionario” esorta da Milano prima del viaggio più trionfale che mai sovversivo abbia compiuto lungo l’Italia. Folle enormi, festanti, commosse, un passaggio tra lo sventolio di bandiere rosse, rosse e nere, saluti, discorsi, cori, all’UOMO PIU’ ROSSO D’ITALIA. Ormai però la sua patria d’adozione è la Francia e Cipriani, dopo pochi mesi, vi si trasferisce. A Parigi vivrà modestamente guadagnandosi da vivere come giornalista.

1889

Il 14 luglio, giorno anniversario della presa della Bastiglia, Amilcare Cipriani, con Andrea Costa, prende parte a Parigi, con altre venti delegazioni nazionali, alla costituzione della prima organizzazione internazionale socialista vera e propria (la “Seconda Internazionale” cosiddetta per distinguerla dalla Associazione Internazionale dei Lavoratori, o “Prima Internazionale”, che comprendeva anche gli anarchici e fu attiva dal 1864 al 1876). La presenza italiana aveva, più che altro, un significato simbolico. Il Partito Socialista non si era ancora costituito – lo farà nell’Agosto 1892 – e la stessa Seconda Internazionale comincerà a funzionare più tardi, in particolare nel 1905, data di trasferimento della sua sede a Bruxelles.

1890

Cipriani a Parigi fonda l’UNIONE DEI POPOLI LATINI poi FEDERAZIONE UNIVERSALE DEI POPOLI con il motto “guerra alla guerra” e si impegna nella preparazione del congresso che si svolgerà a gennaio del 1891 a Capolago, in Svizzera, per un embrione del Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario. E’ però accorato da tante divisioni come bene si può comprendere da una sua lettera al carissimo Andrea Costa.

1891

Amilcare si è lasciato convincere a rientrare in Italia per festeggiare a Roma il 1° maggio. Una gran folla assiste ad un comizio popolare in Piazza di Santa Croce in Gerusalemme; ben presto si crea tensione tra i dimostranti e l’esercito schierato. Cipriani incita alla moderazione ma scoppiano incidenti. La cavalleria carica a sciabole sguainate ed un questurino, un certo Raco, punta un revolver al petto di Cipriani e sta per far fuoco ma, improvvisamente, il riminese lo vede sbiancare in volto e cadere al suolo. Contemporaneamente un giovane dal cappellaccio alla romana gli si para davanti col pugnale ancora insanguinato gridando in dialetto: “At salòt Amilcare”. E sparisce tra la folla. Cipriani è arrestato e rinchiuso a Regina Coeli per quindici mesi, nell’attesa del processo. Anche questa volta Cipriani è condannato: tre anni che sconterà a Perugia. Al processo apparirà per un attimo il giovane che ha salvato la vita ad Amilcare: il tempo di sorridere a Cipriani e di sparire.

1892

Ad agosto nasce a Genova il Partito Socialista.

1893

Nel Congresso di Zurigo (dal 6 al 12 agosto) con l’emendamento BEBEL l’espulsione degli anarchici diviene inevitabile. Lo stesso Cipriani racconta come questo avvenne per “coercizione fisica”; pure nel successivo Congresso di Londra nel luglio 1896 fu negata la via di partecipazione ad un consistente gruppo di anarchici – tra cui Cipriani.

1894

Uscito dalla prigione ritorna a Parigi dove rimarrà fino al 1897.

1897

Amilcare, criticato da Malatesta, accorre in Grecia insorta contro i Turchi. Ad Atene si forma una brigata italiana il cui comando è offerto a Cipriani: sono 240 uomini che si battono con coraggio ma con poca fortuna. Cipriani, mentre soccorre un compagno, è colpito alla gamba dal proiettile di un cannone; ma anche questa volta si salva e mentre è ancora ad Atene accetta l’offerta di sostituire alla Camera dei Deputati Antonio Fratti, caduto in Grecia. Cipriani, coperto dall’immunità parlamentare, torna in Italia per curarsi la gamba spezzata. Il 21 novembre 1897 la Giunta della Camera annulla ancora una volta la sua elezione. Cipriani ritorna in Francia dove vive poveramente rifiutando con ostinazione l’aiuto degli amici. Torna al suo posto nella modesta redazione della “Petite République” da cui passerà più tardi alla gloriosa “Humanité di Jean Jaurés. E’ povero, poverissimo e rifiuta di essere ricco. Una signora amica gli lascia in eredità 50.000 franchi ma Cipriani li rifiuta e spiega, senza scomporsi, al notaio sbalordito: “Io sono socialista ed il socialista che combatte la proprietà non deve diventare proprietario”.

1908

Un giorno, al giornale in cui lavora, Cipriani riceve una lettera di un certo Jacques Wely. Vi scopre che costui pensa di essere il marito della figlia che Cipriani aveva lasciato a Londra anni prima. I Wely lo incontrano a Parigi; dopo tanti anni Cipriani ritrova una famiglia ma, due anni soli più tardi, questa gioia sarà offuscata dall’improvvisa morte di Jacques.

1913

Ancora candidato ed eletto tra i socialisti – con il forte appoggio di Benito Mussolini – il 25 gennaio, non siede in Parlamento per essersi rifiutato di prestare il rituale giuramento al Re (rifiuto ripetuto più volte, non per disprezzo del re e delle istituzioni, ma perchè sentiva che la sua candidatura “di protesta” aveva valore soltanto se continuava a rimanere tale). In quest’anno avviene l’ultimo atto politico di Cipriani: la firma in calce all’appello lanciato da Piotr Kropoktin ed altri anarchici per la difesa della Francia contro gli eserciti degli Imperi centrali. Il comunardo che ha sempre gridato “guerra alla guerra” stavolta non sa resistere all’idea della Francia calpestata dallo stivale degli ufficiali Prussiani ed Austriaci e si ritrova ancora una volta in sintonia con le posizioni di Mussolini che, interventista, viene per questo espulso dal Partito socialista.

1918

Cipriani muore a Parigi, nella sua Montmartre operaia ed artigiana ove é rispettato ed ammirato (“Voilà, Marcel, ecco un uomo integerrimo” mormora il padre a Marcel Cachin, futuro direttore dell’HUMANITE’, ancora ragazzo mentre Cipriani passa per la strada, alto, sottile, un po’ incurvato). Vuole che le sue ceneri siano disperse al vento. Vien invece seppellito nel cimitero monumentale di Père Lachaise; i resti furono, dopo 50 anni, rimossi per essere trasferiti nell’ossario. Successivamente, essendo trascorso il periodo di legge senza che nessun familiare avesse provveduto a fare richiesta per il prolungamento della sepoltura, furono nuovamente esumati per essere definitivamente tumulati in una fossa comune. A ricordarlo rimane soltanto il piccolo loculo vuoto dell’ossario.

Il suo epitaffio sarebbe potuto essere, come scrisse Argentina Altobelli su di una foto che lo ritrae: Cipriani si conobbe con animo di leone e cuore di fanciullo.

Di lui, a Rimini, dice Vittorio Emiliani, mi hanno raccontato che, quando aveva qualche centesimo in tasca, si recava al mercato parigino degli uccelli, sul Quai de la Citè, e comprava una gabbitta: solo per aprirla e ridare così la libertà all’uccello prigioniero. Quella libertà che a lui era stata negata per vent’anni nei bagni penali più disumani. Non so se sia verità o affettuosa leggenda. Cipriani era senz’altro capace di questi gesti simbolici, ricchi di grazia.